Maratona delle Dolomiti 106km 3.130m D+

Ci risiamo!… E’ passato un anno e siamo di nuovo qui, è proprio vero che una volta provate queste cime, ti rimangono dentro e non vedi l’ora di tornare.
Però in questo momento sono le 4 e la sveglia sta suonando, ieri sera l’Italia è stata eliminata ai rigori (che neanche ho visto perchè tentavo di addormentarmi) e ci aspetta una dura prova, l’acquazzone di ieri sera ha fatto calare sulla valle le nuvole ed il fondo è bagnato, le premesse non sono le migliori, ma almeno non piove.
I miei compagni di stanza si stanno preparando, Sergio affronterà una dura sfida e germano vedrà strada facendo se fare la parte dell’accompagnatore o del conquistatore.

Fatta colazione, finiamo i preparativi, ci troviamo davanti all’albergo alle 5.30 ed insieme partiamo per la griglia a La Villa. nel buio lungo la strada vediamo già dei colleghi d’avventura che stanno cambiando la camera d’aria alle loro bici, dannazione non vorrei davvero essere al loro posto, hanno tutta la mia comprensione.
Arriviamo in griglia e lo spettacolo di tutta quella gente è davvero impressionante, siamo più di 9.000, ognuno con la sua storia e le sue aspettative della giornata, speriamo tutto vada per il meglio. Dopo aver bevuto un po’ d’acqua ed aver giocato con il cellulare per ingannare l’attesa, arriva l’elicottero che porta montato il cannone che darà il via all’evento, alle 6.30 il suo urlo rimbomba nella valle, si parte!!! Invece no naturalmente, i primi partono ma noi ci avviamo piano piano piede a terra verso la linea, siamo troppi e di conseguenza il fiume di gente deve sfociare con calma.
Passiamo sul traguardo che mancano circa 10 minuti alle 7, il chip rileva il passaggio e si va davvero questa volta, in un attimo perdo di vista i compagni, ma non mi preoccupo, ci vedremo sul Pordoi più avanti. Tengo d’occhio il cardio e sto attento a non forzare troppo, l’anno scorso andai già in affanno in questa prima fase, cerco di non superare l’80% della mia frequenza massima ed inizio a salire il Campolongo dopo aver passato Corvara.
Si va piano nei tornanti più duri e quasi si mette piede a terra, ma ciò non accade per fortuna.
Lungo la salita incontro Sergio, vorrei proseguire con lui per dargli grinta, ma lo vedo bello carico, lo saluto e lo invito a non mollare, cosa che non farà, mitico.

Si va in discesa verso Arabba, strada bagnata, pieno di gente pericolosa in tutti i sensi, scendo piano onde evitare problemi ma il rischio è sempre dietro l’angolo. Arrivati ad Arabba si inizia a scalare il Pordoi e purtroppo la fascia cardia inizia a saltare, prima d intermittenza poi perdo i valori. Le madonne volano libere, ho cambiato la pila che non è tanto ma evidentemente ci sono problemi sui contatti… provo e riprovo ma niente da fare, non funziona più. L’umore a questo punto va a donne di facili costumi, il mio punto di riferimento sul ritmo, per conservarmi meglio le forze, è sparito.
Cerco di concentrarmi sul respiro e sento per quello che posso il battito, tengo un ritmo moderato ma non troppo lento, il cancello per il lungo chiuderà alle 11:40 e devo arrivarci in tempo per poter scegliere.

Lungo la salita ad un certo punto mi raggiungono Germano e Daniele, ma com’è possibile dato che mi sono partiti davanti? In realtà si erano fermati a fare un po’ d’acqua, in quel momento mi “costringono” ad aumentare un po’ il ritmo, Dani per fortuna ha recuperato bene dai suoi malanni e ne ha più di me.
Raggiunto il passo scendiamo dal Pordoi sempre con circospezione, l’umido per terra non promette niente di buono e qualche ambulanza ci ha già sorpassato.
Al bivio per il Sella mi cade la catena, sono sempre cose belle, specialmente in tutto quel marasma, la sistemo con poco e riprendo la salita insieme ai miei due soci. Passiamo nel mezzo dei campanacci e sonagli in legno che ci danno la carica, nel frattempo ho già saltato due ristori e forse non è stata una genialata, ma evitare il casino può aiutarmi sul fattore tempo.

In vetta al Sella fa di nuovo freddo, mi copro e cerco di sdrammatizzare con Daniele facendo qualche battuta, si scende sempre con strada molto umida, dopo aver preso un rischio decido che non è il caso di rischiare. Prima del pianoro verso il Gardena incontriamo un ristoro che…. salto nuovamente! E qui la cazzata l’ho fatta sicuro, di acqua ne ho ancora, sono partito con due borracce da 750, forse ho bevuto poco ma i gel non mi soddisfano, avrei bisogno di qualcosa di solido, un panino e coca magari, ma i soci proseguono indefessi e non voglio mollarli.

Dopo il pianoro del Gardena si sale fino al passo, stiamo per arrivare alla bellissima discesa che ci riporterà a Corvara, l’anno scorso fu il momento più bello del percorso, questa volta, complice l’umido e la troppa gente c’è un po’ troppo rischio, di conseguenza non me la godo allo stesso modo.

Entriamo in Corvara e poi giù verso il rettilineo di arrivo dove per un attimo sono tentato di concludere il persorso con il Sellaronda, la mancanza del cardio è pesante, sono furente, ma dopo essermi tanto preparato sarebbe svilente non fare almeno lo stesso percorso dell’anno prima, così proseguo.
Poco più avanti ci aspettano la Cinzia, santa donna moglie di Dani, che ci aspetta con altre barrette, e prende gli indumenti che abbiamo usato per il freddo.

E si riparte direzione Campolongo la salita inizia che sembra già più pesante della prima volta ma è normale dopo la lunga discesa del Gardena.
lunga la salita mi accorgo che Daniele e Germano hanno un passo leggermente più veloce del mio e non riesco a stargli dietro se non affaticando mi un po’ ormai ho deciso a quel punto gli dico di andare pure tranquilli che farò il mio ritmo mi fermo quindi a metà della salita al campo lungo dove si trova una fontanella per riempire la borraccia una volta arrivato in cima mi fermo anche al ristoro per mangiare un panino e un bicchiere di coca
dopo bel panino ristoratore parto giù in direzione di Arabba la discesa questa volta è più semplice dato che sia un po’ asciugata la strada e c’è meno traffico il lungo pianoro che porta verso l’inizio del Falzarego lo affronto ad una buona velocità grazie ad un gruppetto di ciclisti cui mi accordo inizia la salita ed arrivo al bivio tra il percorso medio di lungo in tempo per poter scegliere il cancello è ancora aperto.

Il dubbio dura un nanosecondo, non ho le energie mentali per affrontare il Giau, mi dirigo quindi verso il Falzarego con un ritmo moderato ma costante. Vado su abbastanza bene, sicuramente meglio dell’anno scorso, la salita è lunga e incontro persino un ciclista che ha montato all’interno della sua maglietta delle casse di stereo, non il massimo per la quiete delle montagne dolomitiche ma instilla senz’altro un po’ di allegria in tutto il gruppo che lo circonda compreso degli spagnoli!
Arrivo finalmente al Falzarego dove c’è uno splendido rifornimento, anche lì mi fermo un attimo e prendo qualcosa da mangiare, la strada prosegue fino al Passo Valparola che è l’ultima fatica di giornata (se escludiamo quel tremendo muro del Gatto che mi aspetta).
La discesa del Valparola è molto divertente e veloce, devo stare attento a non prendere troppa velocità nei giorni precedenti ho visto che la bicicletta si scompone non poco oltre i 70 all’ora, lì si raggiungono i 78.
Mi diverto molto nella discesa ed arrivo giù attraversando San Cassiano a velocità sostenuta fino a La Villa dove attende il tremendo muro del gatto, quest’anno però sono deciso a non farmi fregare. L’anno scorso mi cadde uno davanti e non riuscii a ripartire.

Quest’anno ho dosato le forze a dovere e mi sono nutrito con criterio, sono pronto ad affrontarlo, è breve ma intenso, lascio quindi andare un po’ avanti i ciclisti davanti a me in modo da avere un po’ di spazio e poterlii evitare in caso di emergenza. Non sarà necessario, affronto tutto il muro sui pedali e ciò è una bella soddisfazione! Allo scollinare non ho più fiato ma ormai è andata, mi attende solo il pianoro in salita che porta fino a Corvara, dove ci sarà l’arrivo.
Lungo la strada i pensieri si accavallano, dalla gioia del traguardo che si avvicina, alla mezza delusione del fatto che stia per compiere il percorso medio, al fatto che sia lì solo per il fatto che mia madre non sia più presente.

Arrivo finalmente al traguardo con un tempo di 6 ore 37, quasi 20 minuti in meno dell’anno scorso! Come prestazione sportiva sono contento, ci ho messo di meno e sto meglio fisicamente, peccato aver buttato alle ortiche la possibilità di tentare il percorso lungo. Pazienza, i 106 km sono alle spalle, la giornata è andata bene, ci sono tanti che hanno avuto problemi e che non hanno potuto completare il percorso. Alcuni hanno bucato o peggio sono caduti, sono contento in fondo.
Non so se il prossimo anno potrò partecipare alla Maratona, ma spero di poter essere in grado di affrontare una volta per tutte il percorso lungo e portarla a termine. Sarebbe veramente un enorme soddisfazione.

Una volta completata la premiazione si va al pasta party insieme a tutti gli amici. Lì attendiamo gli ultimi che devono arrivare e li festeggiamo a dovere. La serata si conclude poi in albergo con un ottima cena ed un brindisi per tutti i partecipanti ed accompagnatori.
La mia seconda edizione è alle spalle ed archiviata con buona soddisfazione, guardiamo avanti!

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