Passo del Bracco e della Mola 117km 2.018m D+

Sabato mattina, preso festa viste le previsioni infauste per la domenica ed in effetti si presenta una bella giornata. Ho appuntamento con Angelo, Mario e Massimiliano, con i primi due non sono mai uscito ma so che fanno parte di una bella squadra che fa uscite anche di gruppo, chiamata Amici del Tigullio.

Obiettivo il Passo del Bracco (615 m.s.l.m.) che non ho mai affrontato nella sua interezza e vorrei scendere a Moneglia dove non sono mai stato in bici ed a dire il vero ricordo di aver fatto solo delle partite a pallavolo.
Si parte verso le 8.20 in direzione Chiavari, mi accorgo che sono tutti più in gamba di me, che strano, non l’avrei mai detto 🙂
Io ho sempre paura di forzare troppo ad inizio giro, preferisco conservarmi e spremere, se mai ne rimanessero, energie verso la fine.
Da Chiavari puntiamo su Sestri Levante ed iniziamo la salita, una volta giunti al bivio per Moneglia mi convincono a proseguire fino alla vetta. Scolliniamo al passo e proseguiamo verso la pluricitata Mattarana, lungo la strada una fontana ci regala della preziosa acqua che, a me che bevo come un’idrovora, fa davvero piacere ed è freschissima. Ci fermiamo poi nel bar di Mattarana per prendere un caffè che offro volentieri ai miei compagni di avventura.

 

Da lì ripartiamo verso il Passo della Mola (655 m.s.l.m.), lungo la strada facciamo una piccola deviazione e ci fermiamo un attimo ad ammirare un laghetto artificiale. Da lì verso Carro troviamo poi una fontanella presso cui facciamo tappa e lì succede il danno. Gli occhi mi bruciano, tolgo quindi gli occhiali (che mi avevano appena regalato per il compleanno e non erano proprio economici) e li poso sul ceppo da cui esce l’acqua, mi lavo bene e, causa la goliardia dell’uscita ed il fatto che mi manchi l’ossigeno al cervello a causa della fatica, riparto senza riprendere gli occhiali! 🙁

Quando mi accorgo di essere senza, siamo sul Passo, a quel punto decido di tornare indietro ma Angelo e Mario non possono aspettarmi, così proseguono verso Castiglione e Massi si ferma sul passo stesso. Quando torno alla fontana però non ci sono! Nel dubbio di averli lasciati al bar chiamo Massi che mi raggiunge, insieme torniamo al bar (il che vuol dire riaffrontare una salita che dimenticavo ci fosse) e, mentre snocciolo un rosario di cristi e madonne che neanche nella migliore Via Crucis, non sono neanche là! Controllando le foto mi accorgo che al laghetto li avevo indosso, viene quindi confermato il fatto che qualche figlio di buonadonna li ha trovati riempendo la borraccia a sua volta (nell’arco dei 20-25 min. in cui sono tornato lì) e se li è presi. Io non sono un santo, ma giuro che li avrei lasciati lì confidando nel fatto che l’imbecille che li avesse dimenticati sarebbe tornato a prenderli una volta accortosi di non averli indosso, evidentemente quello non era come me, gliene ho comunque augurate diverse che se per caso arrivano a destinazione rimpiangerà di non averli lasciati in loco.

Chiuso il capitolo occhiali, me ne faccio una ragione (comunque bestemmiando) e con Massi torniamo vero il Bracco per percorrere al contrario la strada fatta la mattina. Purtroppo Massi ha problemi di respirazione e pedala a fatica, mi trovo quindi incredibilmente nella situazione di dare io una mano a lui per tornare indietro. Ciò non si rivela comunque un peso, perché conosco bene l’essere in difficoltà e rientriamo quindi con passo lento ma costante verso casa.

Alla fine il giro è stato comunque appagante, non ho sofferto particolarmente ed ho gestito abbastanza bene la fatica, peccato solo per quel piccolo contrattempo.

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