M-DAY Maratona Dles Dolomites

La sveglia suona… ore 4:15…uh?! Roba da pazzi mi dice Daniele (il mio compagno di stanza), cosa ci facciamo qui? Neanche svegli e stiamo già mandando giù un pre-sport, che anguscia, e poi un altro per arrivare all’equivalente di un piatto di pasta, servono carboidrati oggi, senza dubbio. La tensione è nell’aria, Daniele esce in mutande sul terrazzino della camera per testare quanto freddo fa (che non fosse normale l’avevo già subodorato nei giorni precedenti, ma chi di noi lo è?), rientra contento, è abbordabile.

La tensione alla partenza
La tensione alla partenza

Scendiamo per la colazione, ci vediamo con gli altri, Germano, Diego e Massimo, intorno al tavolo e mangiamo qualcosa di frugale, le battute non sono le solite ed anzi il mio compagno di avventura musicale e sportiva è più nervoso del solito, ha i crampi al polpaccio. Non sarà una giornata facile per lui, cercherò di dargli il minor fastidio possibile e di aiutarlo moralmente se sarà necessario.

Una volta mangiato si torna in camera, ci diamo appuntamento alle 5:30 fuori dall’albergo per raggiungere la griglia di partenza. In camera gli ultimi ritocchi alla nostra specialissima, le barrette ed i gel necessari sono numerosi, alcuni li attacchiamo addirittura sulla barra della bici con del nastro adesivo. Poi indossiamo delle protezioni per il freddo fatte con sacchi della spazzatura, ce li toglieremo sulla griglia e li lasceremo lì.

Salita nel gruppone
Salita nel gruppone

Scendiamo dall’albergo e con calma ci uniamo al serpentone di ciclisti che sta già sciamando verso la griglia dalle varie location dove soggiornano, sembra già incredibile che tanti “matti” stiano facendo la stessa cosa, inizio a prender fiducia che forse ne varrà davvero la pena di tutto questo, sono mesi di sacrifici che mi sto preparando e siamo alla resa dei conti, oggi vedremo se sarà servito.

Sulla salitina di La Villa mi attanaglia per qualche secondo la paura, sembra dirmi che non ce la posso fare che debbo fermarmi lì, che la gambe non vanno, che il fiato manca…. chiudo gli occhi, due bei respiri e scaccio i demoni, avanti!
Arriviamo in griglia Pinarello, quella che a noi assegnata e… un mare di gente, proprio un mare, se non si vede con i propri occhi da dentro, non si capisce quante siano 9300 biciclette e relativi padroni! Facciamo gruppo e stiamo vicini, le facce, non solo la mia, raccontano molto dei pensieri che viaggiano nella testa delle persone. Il meteo è bello però, le montagne ci guardano dall’alto e sembrano pensare “volete proprio sfidarci eh?”, lo speaker urla in 3 lingue diverse ma colgo poco di quanto dice, c’è persino Zanardi intervistato in griglia che dice le solite cose di rito, anche lui è concentrato.

Il serpentone su per il Pordoi
Il serpentone su per il Pordoi

Il tempo passa, gli elicotteri ci sorvolano, poi liberatici dei sacchi iniziamo a muoverci e compattarci in direzione partenza. Ore 6.30 esatte, lo scoppio di un mortaio dà il via alla gara si parte!!…??…no in realtà no… i primi partono poi prima che il serpentone arrivi a muoversi anche da noi passano quasi dieci minuti. Iniziamo a muoverci passo passo, la gente intorno è tanta bisogna fare attenzione a non cadere, dopo almeno tre minuti in questa maniera iniziamo a mettere i piedi sui pedali e ci muoviamo. Non ho neanche il tempo di controllare il Garmin, Germano aveva ragione, mi guardo intorno e cerco di non perdere il contatto visivo con gli altri, ma neanche voglio tirarmi troppo il collo. Qualche minuto, inizia la salita e … ma dove sono finiti? Li ho persi tutti, sono sicuramente avanti, su per il Campolongo il serpentone è qualcosa di meraviglioso e allo stesso tempo spaventoso, ci sono in mezzo, vado avanti anche se un po’ timoroso, mi aspetterà Ge immagino. Poi nel marasma scopro che si era fermato, mi aveva ripassato e non se n’era neanche accorto, per forza, impossibile farlo. Da stupido essendo senza cellulare, non ci siamo accordati sul dove vederci se ci fossimo persi, non immaginavo un casino simile.

Scollino fingendo sicurezza
Scollino fingendo sicurezza

Scollino al Passo molto lentamente per guardarmi bene intorno ma non lo vedo, va beh, va molto più forte di me, sarà più avanti, inizio la discesa a e scorgo una ragazza a bordo strada incidentata, poverina per lei è già finita la giornata in bici. Mi concentro ancora di più, è pieno di matti che non sanno andare in discesa senza esser pericolosi, arriviamo ad Arabba e la strada risale verso il Pordoi, pensavo le persone sarebbero calate intorno a me, invece no, si va su compatti, qualche missile che risale dalle retrovie ci passa a volte in maniera pericolosa ma ci sta, o fanno così o non risalgono neanche morti.

Su per il Pordoi mi diverto a cercare nomi già visti sui pettorali, a controllarne le nazionalità etc., mi guardo in giro per vedere il panorama splendido, il serpentone di ciclisti non si è allungato più di tanto, in alto scorgo quelli già vicini al passo e mi deprimo, poi guardo in basso e noto che altrettanti sono dietro e mi faccio un po’ coraggio.
In cima al Pordoi rallento e cerco Germano, non lo vedo, poi mi sento chiamare e finalmente lo ritrovo. Recupero un po’ di fiducia ed insieme ci buttiamo in discesa verso la salita del Sella che prendiamo con fiducia, dopo poco passiamo in mezzo agli scampanatori folli tirolesi, bellissimo ed emozionante passaggio, un frastuono non indifferente che dà una ulteriore spinta. Il Sella si rivela una bella bestia da domare come pendenze, si raggiunge più volte il 10-11% ma, dopo esserci fermati al ristoro per un po’ di coca cola e crostata, alla fine scolliniamo anche questo.

La discersa, qui sono a mio agio
La discersa, qui sono a mio agio

Scendiamo dal Sella e prendiamo la salita del Gardena, quello che mi spinge è il sapere che giù di là si arriva a Corvara con la fine del Sellaronda, se non ce la farò più taglierò il traguardo e ti saluto biondina. Lungo la salita mi fermo al ristoro e guardo verso l’alto, ce n’è ancora un po’, Germano mi spinge a muovermi ma sono costretto a spiegargli che non riesco ad avere i suoi stessi ritmi, ho bisogno come l’aria anche di questi tempi di recupero. Lui pazientemente capisce e si adegua ai miei ritmi, poveretto gli ho davvero devastato la maratona 2015. In cima al Gardena infiliamo il giubbotto e ci buttiamo in discesa in una splendida vallata dove recuperiamo parecchie posizioni e ci divertiamo come pazzi.

Si arriva in Corvara e Germano mi dice “aspettami che tagliamo il traguardo affiancati”, e qui avrei dovuto dargli ascolto, invece no, viene fuori l’orgoglio, sento che ne ho ancora e decido di proseguire. Neanche sono passati 300 metri che già mi pento, per fortuna incontriamo le donne della compagnia che ci fanno coraggio, ci forniscono qualche bene di prima necessità, panini ed acqua e prendono i miei manicotti, fa troppo caldo ormai, non mi serviranno più.

Salita verso il Gardena
Salita verso il Gardena

Si prosegue direzione Passo Campolongo, di nuovo? Sì! una seconda sofferenza, meno male che non dura molto, pausa al ristoro per la “gioia” di germano che potesse mi squarterebbe immagino, ma io ne ho bisogno se non recupero col cavolo che poi affronto il Falzarego. Questa volta la discesa va molto meglio c’è meno traffico, ad Arabba imbocchiamo il falsopiano in direzione Cernadoi. Alcuni viaggiano forte, altri meno, la strada sembra pianura ma non lo è mai. Dopo un bel tratto ci ritrova a salire verso il Falsarego, incontriamo il cancello per il lungo che è ancora aperto. Non ci penso neanche a prenderlo, ma l’essere arrivati qui in tempo mi dà soddisfazione comunque. Daniele è andato sicuro, sono felice per lui.

Continuiamo la salita del Falzarego che si rivela fetente, non ripidissima ma costante e molto, molto lunga, specialmente con tutto quel dislivello già nelle gambe. Si sente meno la gente parlare, la maggior parte fissa la ruota davanti, testa bassa. Vedo persone a bordo strada con i crampi. chi fa gli allungamenti, chi si riposa…

Una vasca con dell’acqua fresca per abbeverare le vacche, mi fermo come altri, chiedo a ge se posso sdraiarmi un attimo in terra, dolori alla schiena mi preoccupano un po’. Cerco di rilassarla e sortisce l’effetto voluto, risalgo in sella e ripartiamo rinfrescati. Arriviamo sul passo dove troviamo un ottimo ristoro, pausa necessaria, coca cola, crostata di frutti di bosco e si riparte per l’ultimo strappo verso il Passo Valparola. Lo porto a termine solo perché so che è l’ultimo tratto bastardo di salita.

Taglio il traguardo con Germano
Taglio il traguardo con Germano

Il paesaggio è magnifico, così come sugli altri passi, dei Cechi ci supportano con fisarmoniche e con urli in italiano, mitici ti danno un po’ di energia.

Finalmente scolliniamo e ci buttiamo in discesa verso San Cassiano, discesa tecnica e veloce, occhi aperti che si rischia parecchio. L’elicottero della diretta RAI ci volteggia sopra, chissà che non ci abbia ripreso mentre venivamo giù come matti recuperando posizioni, non lo sapremo mai ma è bello pensarlo.
Da San Cassiano torniamo a La Villa ed abbiamo ancora da affrontare il Mur del Giat, me lo ero dimenticato! Uno strappo mortale con pendenza del 19%! L’ho affrontato come test nei giorni scorsi e sono arrivato i cima sui pedali, ora la fatica è tanta e non sono sicuro di farcela, ma a questo punto arriverei anche sulle ginocchia, non mi fermerà niente.
Inizia lo strappo, circa a metà, un ciclista che ormai ne aveva meno di me ed era sui pedali quasi fermo, cade lateralmente occupandomi la strada… impossibile ripartire, non aggancerei mai le tacchette con questa pendenza e gli altri ciclisti che salgono, troppo pericoloso. Con il piede a terra decido di spingere la bici fino in cima allo strappetto, un centinaio di metri, pazienza. Per fortuna mi danno una mano incitandomi dei personaggi bislacchi, ormai sono in trance, vado per inerzia.

Giunto in cima trovo Ge che ha già scollinato da un pezzo e mi attende (sant’uomo), riprendiamo la bici ed andiamo in direzione Corvara, dove ci attende l’arrivo. La pendenza non è eccessiva ma giuro che le gambe a malapena girano, ho dato praticamente tutto, in testa girano mille pensieri, tutta la preparazione fatta, la palestra, i sacrifici per saltare le pause, le corse a piedi per dimagrire, i giri in bici ritagliati qui e là e tutto si sta finalmente per sublimare….
Entriamo in Corvara, batto la mano sulla spalla a Ge e silenziosamente lo ringrazio, lui capisce…. tagliamo il traguardo tenendoci per mano, impossibile descrivere il turbinio di emozioni che mi colgono, il risultato è che poco dopo mi accosto a bordo strada e le lacrime escono involontariamente, mi piego sul manubrio per godermi l’emozione del momento, la porterò per sempre con me.

Quando ritorno nel mondo dei vivi scopro di essere abbracciato a Germano, piano piano arrivano anche gli altri, la Daniela che scatta qualche foto, Diego che ha tagliato il traguardo del lungo con un’ottimo tempo, Massimo che non è soddisfatto del tutto (ma quando mai lo è 😉 ) e manca solo Daniele che naturalmente sta lottando con se stesso sul Giau.

sportograf-64941706_lowresCi cambiamo, posizioniamo le bici, andiamo a mangiare ed il pensiero è sempre rivolto al mio compagno di stanza, Daniele, che seguiamo dall’applicazione dell’organizzazione. Quando capiamo essere vicino all’arrivo andiamo tutti ad accoglierlo per festeggiarlo a dovere, ha portato a termine la sua missione con un messaggio particolare per la cugina che ha purtroppo perso da poco. Bravo lui e la sua famiglia che non hanno voluto perdere l’occasione per ricordarla.

A questo punto siamo tutti ai consuntivi della ns. esperienza, per tutti è più che positiva, come potrebbe non esserlo con questa immersione nella natura, davanti a questi monumenti incredibili che sono le Dolomiti! Tutto quanto abbiamo condiviso nei giorni scorsi ci ripassa davanti e lo riviviamo finché è fresco. A breve si ritornerà alla routine quotidiana.

Domani si parte e si torna a casa, la gita alle Tre Cime è purtroppo saltata… ma ecco che allego con piacere le mie tracce più importanti.

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