La mia prima volta, Granfondo La Spezia

La partenza
La partenza dei 1.700

Ebbene sì, ho avuto il mio battesimo del fuoco, dopo una cicloscalata di poca importanza affrontata in maniera disastrosa nel 2013, questa volta il mio amico Germano mi ha spinto ad iscrivermi alla mia prima Gran Fondo di La Spezia. Ho affrontato domenica 29 il tracciato corto, Medio Fondo (80km 1400 m. di dislivello) della suddetta prova. La settimana precedente allenamenti in palestra regolari, gli ultimi due più leggeri solo volti alla resistenza mi hanno portato alla sveglia di Domenica mattina (con il cambio dell’ora) alle 6.30. Alle 7.30 siamo partiti alla volta di La Spezia con il mio solo obbiettivo di portare a termine la prova, cosa non assolutamente scontata. L’emozione in griglia, una volta terminati i preparativi montati chip, numeri etc., era tanta, anche se gli amici presenti insieme a noi, Diego, Massimo e Daniele, con i quali condivideremo anche il soggiorno in Trentino, hanno contribuito a stemperarla. Le griglie si compattano, più di 1700 iscritti, si parte, noi siamo a fondo gruppo, pronti via e si scatenano come se non avessero un domani, da subito ritmo molto alto che mi porta a pensare che di questo passo non arriverò al decimo km… Poi però, pur avendo battiti altissimi, vedo che bene o male c’è anche gente che va al mio ritmo. La gara è lunga, le salite non le conosco quindi decido di risparmiarmi per quanto possibile, poco avanti ho sempre i miei due amici, Daniele e Germano che parlottano fra loro e sembrano non sentire la fatica, beati loro, io neanche riesco a parlare.

L'articolo sul giornale
L’articolo sul giornale

Si passa il primo scollinamento, in discesa come al solito recupero un po’ di terreno grazie al peso che mi fa andare più forte, poi ricomincia la salita che si rivelerà la più dura della giornata, quella del Passo del Termine, che in effetti sembra non terminare mai. Inizia la discesa mi butto in picchiata come al solito e succede un inconveniente, al 30° km a causa di buche sull’asfalto la bici sobbalza  a 55km/h perdendo aderenza ed in una curva secca a destra vado ad impattare con il guardrail, per un pelo evito un buco fra le protezioni e non volo di sotto, paura infinita in quegli attimi che mi separavano dall’impatto. Botta forte, mi sembra di aver rotto di tutto sul lato sinistro, dalla spalla, al femore, alla tibia… dolori ovunque, poi si ferma una ragazza che avevo appena superato, maledizione non ho letto il suo pettorale per ringraziarla a dovere dopo, che con moltissima attenzione e gentilezza controlla che sia tutto intero, passa anche una ambulanza che ha già sopra un altro collega e non può prendermi, chiamano allora il 118. Nel frattempo arrivano i miei due amici che si fermano preoccupati, nella mente vorticano mille pensieri, dalla disperazione sul fatto che non potrò finire la gara, alla bici (che si rivelerà poi a posto, a mia moglie che mi insulterà con ragione, al fatto che sia stato un idiota ad andare così forte non conoscendo la strada.

Io (a dx) ed il mio paziente amico
Io (a dx) ed il mio paziente amico

Germano mi spinge ad alzarmi e verificare le condizioni, i dolori sono forti ma anche la voglia di continuare e lui fa leva su quello, ha paura che non risalirò più in bici in futuro e forse non ha tutti i torti. Alla fine mi faccio convincere e risalgo in bici iniziando a scendere verso Levanto in maniera molto lenta per verificare la mia condizione. Avvisano il 118 di non venire sul posto. La gamba sinistra ha due botte forti, la spalla e l’avambraccio anche, i km da percorrere sono 50 (!!!) non ce la farò mai continuo a dirmi, poi la voglia di non farmi abbattere ha la meglio e decido di proseguire a testa bassa fin dove avrò le forze. Intanto come dice Germano “di certo non la vinciamo”, proseguiamo così per altri dieci km con lui che pazientemente mi sta vicino, Daniele si ritrova una palla al piede e giustamente aumenta un po’ il passo arrivando prima di noi al ristoro del 40°km al Groppo, lì mi riprendo un pochino e in discesa cerco di rifiatare, praticamente la gamba sinistra spinge di meno e la spalla non offre un buon appoggio ma le cose vanno bene tutto considerato, sarà anche l’adrenalina della competizione probabilmente.

Mentre affronto un tornante con il mio angelo custode
Mentre affronto un tornante con il mio angelo custode

Insomma, per farla breve i seguenti 40 km si svolgono, pur se con sofferenza, anche con la piacevolezza del paesaggio e della compagnia saltuaria di altri concorrenti che per brevi periodi ho vicino. Le due salite, seppur brevi, prima del rientro a Spezia, mi rompono le gambe che non ne hanno più, la frase del giorno rimarrà quella di Ge “Le salite sono finite, ora piombiamo come dei falchi su Spezia”, quando in realtà c’era ancora una salita un po’ bastarda che mi ha poi fatto piombare, in realtà, come un macigno rotolante verso la città. Tagliamo il traguardo affiancati tenendoci per mano, quel momento cancella la fatica e lascia spazio alla gioia di aver completato la corsa, il male sparisce per qualche secondo per poi ripresentarsi con gli interessi. Ma ormai è finita non mi interessa più, andiamo alla macchina per cambiarci e lì mi accorgo di non poter risalire nuovamente in bici per tornare alla partenza e partecipare al pasta party. Germano comprende e dopo aver salutato gli amici saliamo in auto e dirigiamo la prua verso casa. A risultato acquisito scoprirò che non sono neanche arrivato ultimo, degli arrivati nella Mediofondo ne avevo ancora 8 dietro, su 1.680 partenti abbiamo concluso la gara in 977, 716 per la Mediofondo e 216 per la Granfondo. Lascio per l’archivio di questo mio diario, i link diretti alle tracce GPS su Garmin e Strava

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